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16 APR 2015
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Intervista sul Corriere della Sera

«E’ sconfortante che il dissenso politico venga trasformato in questioni personali». Non ci sta Stefano Boeri, architetto ed ex assessore dimesso dal sindaco Giuliano Pisapia a passare per quello che chiedeva spazio e visibilità personali. Il vero nodo del dissidio con il sindaco di Milano, per Boeri ha un solo nome: Expo. «Invece di tirare fuori delle questioni irrilevanti, sarebbe bello parlare in modo franco del grande dissenso avuto intorno a Expo. Non volevo che restasse nelle mani di Formigoni, che si spendessero 30 milioni per acquistare le aree e non ero d’accordo con la follia delle vie d’acqua. Questo ha portato alla rottura con Pisapia. Non altro».
Non ci sta neanche a passare per quello che chiede oltre al ruolo di vicesindaco e di prosindaco, quello di assessore all’Urbanistica: «Sarei stato felice di aiutare Milano sul futuro urbanistico ma non ho mai chiesto la delega. Ho spiegato a Pisapia quali erano i progetti sui cui stavo lavorando: il Bosco Verticale, il masterplan di Expo e l’aiuto a Umberto Veronesi sul Cerba. I sindaci sono liberi di valutare dove siano i conflitti di interesse». Anche quella del prosindaco viene bollata come una boutade, conseguenza delle 13.100 preferenze raccolte in città: «Rappresentavo il Pd in giunta, ma il posto di vicesindaco doveva essere affidata a una donna e quindi qualcuno si è inventato il ruolo di prosindaco, che non è mai stata una mia ambizione». Così come respinge la critica di essere uno capace di proporre buone idee ma non di realizzarle: «Tra i miei difetti c’è quello di essere maledettamente ostinato, orientato al fare e al realizzare le cose».
«È sconfortante questo rancore» continua Boeri che ritiene le parole di Pisapia un autogol: «È paradossale che il sindaco dica che a Roma c’è qualcuno che vuole demolire l’esperienza milanese del 2011 e poi se la prenda con me, sapendo benissimo insieme ad un PD con il 28% sono stato un pezzo importante di quell’esperienza. Le sue parole sono un segno di debolezza che inoltre cancella una delle pagine più belle della sinistra milanese, quando si è deciso, dopo le primarie, di lavorare tutti insieme». L’unica consolazione è che molti dei suoi progetti sono stati portati avanti e realizzati: «I sindaci e gli assessori passano, ma le cose fatte restano. Penso alla Rotonda della Besana ai bambini, a Bookcity, Pianocity, al nuovo museo della Pietà Rondanini, al Forum delle comunità straniere, alle tante mostre realizzate. È stato doloroso interrompere bruscamente un lavoro collettivo e appassionante, ma chi è venuto dopo di me ha fatto bene».
Resta un rimpianto. «Quello di non essere mai riuscito a sedermi con Giuliano davanti a una birra e fargli capire che stavo lavorando per lui, che il rancore è segno di debolezza e la gelosia non è un valore della politica. Lo faccio adesso: lo invito a venire sulla Diamond Tower il 6 giugno per ascoltare i liceali milanesi che ci parleranno di cosa si aspettano dalla Milano del 2030».
di Maurizio Giannattasio

15 APR 2015
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pisapia uscente e polemico

In una intervista sul Corriere di oggi, a pagina 5, Giuliano Pisapia -Sindaco uscente- trova lo spazio per chiamarmi in causa con commenti acidi e sbrigativi.
Che dire….Per me rispondono, come sempre, le cose che ho fatto.
E, in ogni caso, tengo troppo alla grande svolta politica del 2011, tengo troppo a che un centro-sinistra coraggioso rivinca a Milano, tengo troppo a questa nostra città, per riaprire una polemica che ha fatto male a tutti. Anche a lui.

10 APR 2015
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la Pietà Rondanini nell’ex Ospedale Spagnolo del Castello Sfornisco di Milano

Poco fa ho visitato la Pietà Rondanini di Michelangelo nella sua nuova sistemazione nella sala dell’ex Ospedale Spagnolo al Castello Sforzesco di Milano.
Liberata dalla nicchia di pietra che per 50 anni l’aveva “protetta”, la scultura di Michelangelo sprigiona oggi per intero la sua potenza. Che è tutt’uno con la complicità che chiede a chi -potendola finalmente osservare da diverse angolature- ne cerca ogni volta una ragione, quasi un completamento, nell’intreccio dei due corpi che il marmo blocca -e il nostro sguardo non smette di riscoprire.
Dal 2 maggio prossimo, nella grande Sala dell’ex Ospedale, sarà possibile ruotare e cambiare distanza attorno ad una scultura che da 450 anni ci interroga su un sentimento che -proprio come la statua che lo incarna- non smette di declinarsi al plurale: in compassione, attenzione, cura, reciprocità..
Sono felice e ringrazio tutti coloro – dall’Assessore Filippo Del Corno al Direttore Claudio Salsi alla responsabile dei Musei Giovanna Mori, all’architetto Michele De Lucchi al critico Giovanni Agosti e tutti gli amici con cui abbiamo condiviso fin dall’inizio questa idea- hanno permesso questa rinascita.
Dal 2 maggio prossimo Milano offrirà al mondo la nuova vita di un’opera straordinaria e inafferrabile.
Una macchina della visione che non smetterà di interrogarci.
Sotto: immagini dell’Ospedale Spagnolo con la Pietà Rondinini oggi e -due anni e mezzo fa- con il calco della statua.

07 APR 2015
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in una futura città

nella trasparenza delle reti, nella simultaneità degli scambi, nella velocità delle informazioni sta il futuro delle nostre città. a domani./Users/Stefano/Desktop/IN UNA CITTA?DEL FUTURO – FLYER – orizzontale.jpg

05 APR 2015
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expo for kenya

30 anni fa, il 28 gennaio del 1985 un gruppo di straordinari artisti americani si ritrovarono a Hollywood per incidere un brano che fece la storia: “We Are the World”.
I proventi del brano, scritto da Michael Jackson e Lionel Richie e prodotto da Quincy Jones (da un’idea di Harry Belafonte), furono interamente devoluti alla popolazione dell’Etiopia, afflitta in quel periodo, dal 1984 al 1985, da una disastrosa carestia.
30 anni dopo, sarebbe bellissimo se in occasione di ‪#‎expo2015‬ nascesse da Milano l’appello a riunire la voce dei più grandi artisti del mondo per lanciare nel mondo un appello alla tolleranza religiosa e alla libertà di fede. E come accadde 30 anni fa grazie alla televisione, moltiplicare nei social e nelle reti globali del mondo una voce fortissima contro l’integralismo.
Sarebbe un modo -opportuno e giusto- per ricordare i ragazzi sterminati in Kenia. Sarebbe un modo per non dimenticare le altre migliaia di vittime del terrorismo. Sarebbe un modo per restituire finalmente ad Expo il suo significato profondo.
Oggi è Pasqua; le idee e le speranze non hanno paura di rinascere. Ci proviamo?

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